11/09/2008

Non ci riesco.


Ogni anno provo a vivere questa giornata senza farmi assalire dal dolore, dalla rabbia, dal raccapriccio, dal pianto. Ogni anno mi riprometto di mostrare maggiore compostezza davanti alle immagini di quel giorno di settembre che le televisioni ripropongono.


E non ce la faccio. Ogni anno è come se poimbassi indietro di 1, 4, 7 anni, come se venissi violentemente ributtata al quel pomeriggio a Dublino dell'11 settembre 2001.


Ero in giro con i miei studenti a festeggiare la fine del corso di due settimane, in attesa di dare loro il premio promesso per aver superato l'esame e portarli al cinema a vedere Moulin Rouge (negli anni a venire non potrò mai dimenticare l'anno di produzione di questo film). Ero in giro per Dun Laoghaire*, e fu la mamma di una mia allieva a darmi la notizia, per telefono, così: "Due piloti si sono suicidati con l'aereo contro le Torri Gemelle a New York". Non le credetti. Telefonai ai miei per avere conferma, ma non trovando nessuno entrai in un pub per vedere la TV. Gli occhi sbarrati incollati alla televisione, un gruppo di avventori stava guardando (e io con loro) le immagini degli aerei che colpivano le Torri e poi le Torri che crollavano.


Sentii l'aria uscirmi dai polmoni; e dopo aver visto quelle immagini, per un tempo interminabile ebbi l'impressione di vivere in una bolla ovattata, terrorizzata da quello che era successo, e impensierita dalle ripercussioni che la chiusura dello spazio aereo di Londra avrebbero potuto avere sul nostro volo di ritorno in Italia in giorno seguente. Raggiunsi i miei studenti, a cui avevo deciso di non dire nulla: non solo perché avevano 15 anni e si stavano godendo l'ultimo giorno di festa prima di tornare a scuola; non solo perché uno dei ragazzi più vivaci della classe mi assalì con mille domande su dove comprare gli ultimi regali; e non solo perché avevo promesso loro un pomeriggio al cinema con Nicole Kidman e Ewan McGregor. Non ce la facevo: non riuscivo a rendermi conto che quanto avevo visto era davvero reale. Non riuscivo a dare voce al mio dolore, e non volevo farlo di fronte ai miei studenti, che semmai avrebbero poi avuto bisogno di qualcuno cui appoggiarsi.


E così mantenni la promessa, e andammo al cinema a Stillorgan*. Avevamo ancora un po' di tempo prima dello spettacolo, però: i ragazzi diedero l'assalto all'ennesimo centro commerciale, io entrai in un pub lì vicino, accolta dal maxi schermo usato per le partite che proiettava sempre le stesse immagini. Ordinai una birra, e mi sedetti a sorseggiarla davanti al video, e per la prima volta nella mia vita, anche pur con una sola birra, provai quel senso di sollievo dato dall'alcol che credo provino gli alcolisti cronici; ma per poco. Dovetti finire in fretta la birra: avevo bisogno della toilette, ma non per i normali bisogni. Avevo bisogno di un luogo dove poter piangere da sola, in pace, dove urlare sottovoce la mia rabbia, il mio dolore, la mia frustrazione, la mia paura, la mia disperazione.


Solo dopo aver visto il film e portato i ragazzi a "cena" da McDonald  trovai il coraggio di dire ai miei ragazzi cosa fosse successo. Lo feci anche perché sapevo che, visto che mezza Irlanda ha parenti e amici negli Stati Uniti, rientrando dalle loro famiglie ospitanti sarebbero stati travolti dall'enormità dell'evento. Ancora adesso, mentre scrivo queste righe, rivivo le stesse sensazioni di allora. Guardavo le immagini e sentivo le urla di terrore e il pianto dei passeggeri, le urla e il panico delle persone nelle Torri, vedevo quella gran bastarda della Morte ghignare beffarda mentre le Torri si abbattevano implacabili su quanti erano scampati allo schianto e credevano di essersi salvati. E poi vedevo loro: tutti i fetenti di ogni colore, razza e religione che anche allora ballavano e cantavano all'idea di oltre 3000 vite spezzate in una manciata di minuti. E ancora adesso come allora piango più per la povertà di quelle anime "festanti" che per le vittime.


Da bambina facevo un sogno ricorrente: correvo sulla spiaggia per mano con altri bambini, al tramonto, ed eravamo tanti e di tanti colori diversi, e tutti allegri, sorridenti, e correvamo spensierati e felici, senza nessun adulto intorno. Amo questo sogno: lo amo perché è per me la minifestazione inconscia di come ho sempre voluto e come vorrei che fosse il mondo: armonico, sereno, giusto, in pace e con un posto per tutti.

La nuova multietnicità che abbozzava i primi passi, dopo le prime naturali ritrosie nei confronti dell'ignoto, mi aveva completamente convinto. Nella mia più totale idiozia mi ero immaginata un mondo in cui tutti potessimo vivere le nostre idee, le nostre convinzioni, le nostre tradizioni gli uni accanto agli altri, nel rispetto reciproco e nell'arricchimento reciproco dato dal confronto e dal dialogo sereni e sinceri. Tutto questo mi è stato portato via in meno di 30 minuti da degli stronzi imbecilli e invasati, e dai burattinai bastardi che ne tiravano i fili per i loro loschi traffici e la loro sete stramaledetta di dominio e potere. Per i primi anni dopo quel terribile giorno non sono più riuscita a guardare un uomo o una donna di etnia araba senza provare un misto tra terrore e disgusto, e io ODIO avere paura del mio prossimo.

Adesso no: negli ultimi quattro anni mi sono ripresa dal colpo e sono tornata in me, di nuovo in grado di non fare di tutta un'erba un fascio; ma quei 3000 morti sono nella mia anima, insieme ai 6.000.000 di Ebrei, ai 70.000.000 di vittime del Comunismo, ai desaparecidos argentini e ai perseguitati politici di ogni dove, e ai milioni di africani che ogni giorno muoiono di fame, di malattia e nei massacri tra la più totale indifferenza della maggior parte degli altri popoli della terra. Quei nonni, genitori, figli, nipoti, postini, giornalisti, donne di servizio, poliziotti, pompieri, piloti, barsiti, santi, ladri, puttane ed eroi che sono periti nelle fiamme e nelle macerie di 4 aerei e due grattacieli sono dento di me insieme a tutte le vittime dell'animale più bastardo e pericolo del nostro pianeta: l'uomo.


*Per chi non conosce Dublino, Dun Laoghaire e Stillorgan sono due delle cittadine che costituiscono la "Grande Dublino"


Lascio a parole più belle delle mie il compito di chiudere questo post, e al video che le accompagna solo perché chi non conosce questa canzone possa anche ascoltarla oltre che leggerla.


 Into the Fire - Bruce Springsteen


The sky was falling and streaked with blood

I heard you calling me then you disappeared into the dust

Up the stairs, into the fire

Up the stairs, into the fire

I need your kiss, but love and duty called you someplace higher

Somewhere up the stairs into the fire



May your strength give us strength

May your faith give us faith

May your hope give us hope

May your love give us love



May your strength give us strength

May your faith give us faith

May your hope give us hope

May your love give us love



You gave your love to see in fields of red and autumn brown

You gave your love to me and lay your young body down

Up the stairs, into the fire

Up the stairs, into the fire

I need you near but love and duty called you someplace higher

Somewhere up the stairs into the fire



May your strength give us strength

May your faith give us faith

May your hope give us hope

May your love give us love



May your strength give us strength

May your faith give us faith

May your hope give us hope

May your love give us love



May your strength give us strength

May your faith give us faith

May your hope give us hope

May your love give us love



It was dark, too dark to see, you held me in the light you gave

You lay your hand on me

Then walked into the darkness of your smoky grave

Somewhere up the stairs into the fire

Somewhere up the stairs into the fire

I need your kiss, but love and duty called you someplace higher

Somewhere up the stairs into the fire



May your strength give us strength

May your faith give us faith

May your hope give us hope

May your love give us love



May your strength give us strength

May your faith give us faith

May your hope give us hope

May your love give us love



May your strength give us strength

May your faith give us faith

May your hope give us hope

May your love give us love



May your strength give us strength

May your faith give us faith

May your hope give us hope

May your love give us love



May your love give us love